Confronto tra esperimenti indipendenti

Il cervello e il ferro
due esperimenti che non si confrontano, e proprio per questo si completano

Nel giugno 2026 due gruppi hanno misurato modelli linguistici open in modo indipendente e senza sapere l'uno dell'altro. Uno ha misurato la qualità di ciò che i modelli producono. L'altro ha misurato cosa costa e cosa si rompe quando li fai girare tu. Non condividono una singola metrica né un singolo modello: qualunque tabella "chi ha vinto" sarebbe costruita a tavolino. Messi vicino, però, coprono esattamente i due buchi l'uno dell'altro — e arrivano alla stessa conclusione da due strade opposte.
Studio AQualità · ~600 ticket reali
Studio BServing e costo · GPU noleggiate
PeriodoGiugno 2026
Metriche in comuneZero

01 Perché non è uno scoreboard

La tentazione era mettere i due studi in una tabella affiancata e vedere chi porta i numeri migliori. Non si può fare, e vale la pena essere espliciti sul perché prima di qualsiasi altra cosa.

Non c'è una metrica in comune. Lo Studio A misura accuratezza di classificazione, MRR di retrieval, punteggi di rubrica su riassunti e risposte. Lo Studio B misura token al secondo, tempo di prefill, occupazione VRAM, hit rate della cache, euro al mese. Nessuna delle due liste contiene un elemento dell'altra.

Non c'è un modello in comune. Lo Studio A ha provato GPT-5.2, Qwen3.5-122B e GLM-5.2. Lo Studio B ha provato qwen3.6-35b-a3b, qwen3-30b-a3b, llama3.3-70b, qwen3-235b-a22b e Mistral Large 123B. Famiglie diverse, taglie diverse, quantizzazioni diverse.

Non c'è un'infrastruttura in comune. Lo Studio A ha girato su API di inferenza europea a noleggio. Lo Studio B ha girato su box GPU noleggiati e amministrati direttamente, con lo stack di serving montato a mano.

Il punto

Le due domande sono ortogonali. "Quale modello produce output migliore" e "cosa costa farlo girare e cosa si rompe" sono problemi diversi, e nessuno dei due studi tocca il territorio dell'altro. Questo documento li mette in fila.

Nota di trasparenza

Questo documento è stato prodotto con l'intelligenza artificiale, a partire dai dati reali dei due studi. Le verifiche sono sommarie: le misure dello Studio B sono di giugno 2026 e i prezzi cambiano in fretta, quindi vanno riviste prima di prenderci una decisione sopra. Da leggere come base di discussione, non come istruttoria chiusa.

02 Cosa ha misurato ciascuno

Studio A — il cervello

Domanda
Un modello a pesi aperti regge il confronto con un frontier proprietario su un carico documentale reale?
Oggetto
~600 ticket reali di assistenza post-vendita, multilingue, dominio singolo.
Pipeline
Arricchimento semantico (riassunto per indicizzazione + metadati strutturati) e assistente RAG sopra il corpus arricchito.
Metriche
Accuratezza di classificazione, MRR e hit@k di retrieval, rubrica 1-5 a doppio giudice cieco su riassunti e risposte, verifica deterministica delle citazioni.
Non misura
Costo in euro. Ferro. Concorrenza. Latenza sotto carico. On-premise.

Studio B — il ferro

Domanda
Cosa serve per far girare un modello open al servizio di un carico agentico reale, e quanto costa?
Oggetto
Box GPU noleggiati: 2×3090 (48GB) a canone mensile in produzione, 8×3090 (192GB nominali) a ore per il benchmark dei modelli grandi.
Pipeline
Serving con Ollama dietro proxy autenticato, agente completo con prompt di sistema da ~40K token e 26 tool, in uso reale da utente.
Metriche
Token al secondo, prefill, riuso della KV cache, VRAM per modello e per contesto, latenza aggregata a N utenti, euro/mese ed euro/ora.
Non misura
Qualità dell'output con rigore. Nessuna rubrica, nessun giudice cieco, nessun corpus annotato.
Asimmetria dichiarata

Sulla qualità, lo Studio B non ha dati opponibili. Le sue valutazioni sono aneddotiche — un modello è stato scartato perché "sparava fatti sbagliati", giudizio a occhio di una persona sola, non una misura. Sul terreno della qualità i numeri buoni sono quelli dello Studio A e vanno presi per buoni. Il contrario vale sul costo e sul serving.

03 Studio A — la qualità

Tre modelli sulla stessa pipeline, stessi prompt, stessa tassonomia. Cinque dimensioni, misura oggettiva dove possibile e giudizio cieco a doppio revisore dove la misura diretta non c'era.

DimensioneGPT-5.2
frontier
Qwen3.5-122B
open
GLM-5.2
open
Lettura
Classificazione (macro-categoria)96,0 %90,2 %88,6 %L'unico terreno dove il frontier stacca. ~6-7 punti.
Retrieval (MRR, 563 query)0,3650,3570,385Nessuna differenza statisticamente significativa.
Retrieval (hit@5)46 %45 %49 %Idem. Misura oggettiva, senza giudici.
Riassunti (rubrica 1-5)4,573,994,38Frazioni di punto, salvo la fedeltà di Qwen (3,44).
Risposte (rubrica 1-5)4,894,194,47Voto assoluto al frontier.
Risposte (testa a testa)6 / 2014 / 20Vincitore opposto rispetto al voto assoluto.
Citazioni inventate (su 131)000Proprietà dell'architettura, non del modello.
Latenza risposta54 s15 s67 sUnico dato di performance dello studio.

Conclusione dello Studio A: parità sostanziale salvo la classificazione rigorosa in tassonomia, che è l'unico compito dipendente dal modello. E soprattutto: la qualità finale non è emersa dalla scelta dell'LLM, è emersa dall'ingegneria dell'impianto — prompt, validazione strutturata dei metadati, grounding, architettura di retrieval.

Tre riserve, per correttezza

Il claim più rumoroso poggia sul campione più piccolo. Il "14 su 20" del testa a testa sono 10 domande per 2 giudici. n=10.

C'è una contraddizione interna che lo studio nota e non spiega. Stessi giudici, stesse risposte: il frontier vince il voto assoluto e perde il testa a testa 6-14. Uno dei due numeri sta misurando qualcos'altro.

La parità sul retrieval è reale ma su un livello assoluto modesto. hit@5 al 46% in known-item — cioè cerchi un documento usando la sua stessa descrizione originale e lo ritrovi nei primi cinque meno di una volta su due. O l'impianto è migliorabile, o la metrica è inadatta a un corpus di ticket quasi-duplicati, dove pescare il caso gemello non è un errore. Lo studio non distingue.

04 Studio B — il ferro

I modelli, misurati sullo stesso ferro

ModelloGenerazioneRiuso cacheVRAMNote
qwen3.6 35b-a3b q8 · MoE ibrido88 tok/ssì, a prefisso stabile43 GB @ 256KIl produzione. Attenzione ibrida: 256K di contesto costano pochi GB.
qwen3 30b-a3b q8 · MoE full-attn138 tok/ssì · 0,06 s42,8 GB @ 160KPiù veloce, ma scartato: 3B attivi, sbagliava i fatti.
llama3.3 70b q4 · dense18,7 tok/ssì · 0,06 s52 GBQualità buona, troppo lento su 2×3090.
qwen3 235b-a22b q4 · MoE46,1 tok/ssì · 0,02 s145 GB2,5× il 70b dense. Richiede 8 GPU sane.
Mistral Large 123B · dense11,6 tok/s106 GB @ 48KUnico a entrare comodo su 7 GPU col prompt agentico da 40K.

Il risultato che conta: un nonce da cinque caratteri valeva 10× l'esperienza utente

Il carico reale è un agente completo: prompt di sistema da ~40.000 token (istruzioni, contesto, 26 definizioni di tool) identico a ogni turno. Su un prefisso così, il riuso della KV cache non è un'ottimizzazione: è la differenza tra usabile e inusabile.

Per settimane la diagnosi è stata sbagliata. I log dicevano forcing full prompt re-processing due to lack of cache data (likely due to SWA or hybrid/recurrent memory) e la conclusione — scritta e riscritta per nove revisioni — era: limite architetturale del modello, non patchabile. Ogni turno pagava ~19 secondi fissi di re-prefill.

La causa vera era altrove. Catturando e diffando due prompt reali consecutivi, divergevano al carattere 79 su 27.000:

# prompt turno 1
x-anthropic-billing-header: cc_version=...; cc_entrypoint=sdk-cli; cch=1ead0;...
# prompt turno 2 — identico ovunque tranne qui
x-anthropic-billing-header: cc_version=...; cc_entrypoint=sdk-cli; cch=fb051;...

Un nonce di cache-control iniettato dall'SDK client in testa al prompt, che cambia a ogni richiesta. Serve alla prompt-cache del suo provider originale; dirottato su un'inferenza self-hosted diventa un cache-killer perfetto, perché invalida tutto il prefisso a valle. Una riga per normalizzarlo:

body = re.sub(rb"cch=[0-9a-f]+", b"cch=00000", body)
11.773 ms
Prefill · 1º messaggio
102 ms
Prefill · 2º messaggio
94 ms
Prefill · 3º messaggio
23 s → 9 s
Wall clock percepito

Stesso modello, stesso ferro, stessa quantizzazione. La differenza era interamente fuori dal modello.

Gli altri modi in cui l'impianto ti tradisce

  • Health-ping clobber. Il gateway faceva un ping di salute ogni ~6 secondi, e quel ping era una micro-inferenza. Su uno slot singolo ogni ping sovrascriveva la KV cache della conversazione in corso. Un controllo di monitoraggio che distruggeva la cosa che monitorava.
  • Thrashing da modello. In 48GB ci sta un modello. Qualunque client chiedesse un modello diverso ne provocava lo sfratto e un reload da 30-78 secondi. Risolto con un proxy che forza modello e contesto centralmente, invece di inseguire la configurazione di ogni client.
  • Concorrenza. Sul 235b a slot singolo: 1 utente 33,8 tok/s con 3,0 s di latenza; 4 utenti 41,8 tok/s con 6,2 s; 8 utenti 43,5 tok/s con 10,5 s. Il throughput aggregato tappa intorno ai 43 tok/s, la latenza per utente cresce lineare. Va bene per bassa concorrenza; per decine di utenti simultanei serve un engine con continuous batching.
  • Lotteria hardware. Su un box da 8 GPU, una era guasta (RmInitAdapter failed). Non degradava: avvelenava l'inizializzazione CUDA dell'intero gruppo, sotto il livello dove si possono escludere i device per indice. Il reboot non risolveva. La soluzione è stata staccarla fisicamente dal bus PCI, restando con 7 GPU su 8 pagate.
  • Il vincolo che decide la taglia. Il 235b q4 pesa 142GB. Su 7 GPU (165GB) restano ~20GB di KV: a contesto 8K gira, ma il prompt agentico ne vuole 40K+ e la VRAM satura fino all'impallamento. Non è un limite del modello, è aritmetica.
  • Provisioning. Il flag "Available now" del listino ha significato mezza giornata di attesa reale.

05 La convergenza

Qui i due studi, che non condividono una metrica, dicono la stessa cosa.

Studio A

«La qualità finale non è emersa dalla scelta dell'LLM: è emersa dall'ingegneria dell'impianto.»

Le prove: lo stesso modello con lo stesso costo produce risultati radicalmente diversi a seconda del prompt. La validazione strutturata protegge i dati indipendentemente dal modello. Zero citazioni inventate su 131 per tutti e tre — il grounding è una proprietà dell'architettura di retrieval, non del modello più potente.

Studio B

«Stesso modello, stesso ferro: 19 secondi a turno o 102 millisecondi, a seconda di cinque caratteri nel prefisso.»

Le prove: il nonce del client valeva 10× l'esperienza percepita. Il ping di monitoraggio distruggeva la cache. Il thrashing dipendeva dalla configurazione dei client, non dal modello. Nessuno di questi problemi si risolve cambiando modello, e nessuno si vede guardando i benchmark.

La stessa conclusione da due strade

Lo Studio A trova che l'impianto semantico domina il modello: prompt, validazione, grounding, retrieval. Lo Studio B trova che l'impianto di serving domina il modello: stabilità del prefisso, cache, thrashing, VRAM. Due gruppi, due domini, nessuna metrica condivisa, stessa risposta: il modello non è il collo di bottiglia.

Ed è una convergenza utile, non una coincidenza retorica: il punto cieco di ciascuno è la specialità dell'altro. Lo Studio A conclude "conta l'impianto" senza aver mai amministrato il serving. Lo Studio B lo dimostra sul serving senza aver mai misurato la qualità con rigore.

06 L'economia, e un'ammissione

Questo è il territorio dove lo Studio A tace — la sua tabella dei costi ha tre celle: "alto / basso / basso", senza una cifra — e dove lo Studio B ha numeri veri, perché le fatture le ha pagate.

Cosa costa il ferro (listino reale, giugno 2026)

ConfigurazioneVRAMCostoCosa ci gira
2×3090 · canone mensile48 GB349-350 €/mese35B q8 a 256K di contesto, 88 tok/s. Il produzione noto.
1×A6000 · canone mensile48 GB499 €/meseStessa VRAM su scheda datacenter (ECC, niente tensor-parallel).
8×3090 · a ore192 GB4,80 €/ora235B q4. Test effimero: ~7-14 € il benchmark completo.
8×3090 · canone mensile192 GB999-1.600 €/mese235B con margine di contesto. Fuori budget.

Affittare o comprare

A 350 €/mese, una scheda equivalente comprata (~9-10.000 € operativi) pareggia in tre o quattro anni. Su un orizzonte finanziario puro affittare vince. Comprare ha senso per una ragione sola, e non è il costo: la sovranità del dato, cioè non far transitare informazioni personali su ferro di qualcun altro. Va detto che anche il box noleggiato è ferro di qualcun altro — è un miglioramento rispetto al mandare tutto a un provider di frontier, non una privacy assoluta.

Self-host o cloud: il break-even

~$0,005
Costo cloud per richiesta
~2.500
Req/giorno di pareggio · 48GB
~80
Utenti equivalenti · 48GB
~230
Utenti equivalenti · 96GB / 70B
L'ammissione

L'analisi economica dello Studio B, scritta a giugno prima che questa discussione esistesse, conclude testualmente: «sotto ~200 utenze stabili il cloud vince; oltre, il self-host si ripaga e porta sovranità.»

Il che significa che a 20 utenti un box da 48GB a 350-400 €/mese non si ripaga. È abbondantemente sotto la soglia degli ~80 che servono solo a pareggiare. Chi sostiene che a volumi bassi un piano flat su inferenza a noleggio convenga rispetto al ferro dedicato, ha dalla sua i numeri dello Studio B — non solo la propria intuizione.

Sarebbe stato più comodo non scriverlo. Ma un confronto che seleziona i propri dati non è un confronto, è una brochure.

07 La domanda che decide

Il break-even qui sopra ha un presupposto che nessuno dei due studi ha messo in discussione: è calcolato su richieste interattive. Utenti che scrivono, aspettano, leggono. A quel regime, un box dedicato passa la maggior parte del tempo acceso a non fare niente, e il costo per richiesta utile esplode.

Ma un box a canone fisso ha una proprietà che il consumo a token non ha: il costo marginale del lavoro aggiuntivo è zero. Le ore notturne sono già pagate. Un arricchimento semantico in batch su decine di migliaia di documenti — esattamente il carico dello Studio A — su cloud a consumo si paga token per token, su ferro a canone è gratis.

Il calcolo che manca a entrambi

Nessuno dei due studi ha calcolato il break-even includendo il batch a costo marginale zero. Lo Studio A non tocca il costo. Lo Studio B ha modellato solo il traffico interattivo. Eppure è lì che si decide: se il carico è 20 utenti e basta, il noleggio a token vince e la discussione è chiusa. Se sono 20 utenti più un batch notturno pesante, il canone fisso può ribaltare il conto — e nessuno ha ancora messo i numeri.

La variabile decisiva non è quale modello, e non è nemmeno quanto costa un token. È quanto lavoro non interattivo hai da buttare nelle ore che paghi comunque.

08 Il metodo, due volte

C'è un ultimo parallelo, ed è il più onesto dei due studi: entrambi hanno preso una cantonata, e l'hanno presa allo stesso modo.

Studio A

Un campione preliminare di 50 query suggeriva un vantaggio del frontier sul retrieval. Sul campione completo di 563 query, il vantaggio è svanito.

E prima ancora: un panel di giudici che leggevano i testi aveva pronosticato un vantaggio per i riassunti più ricchi. La misura oggettiva ha ribaltato il pronostico.

Da lì il principio dichiarato: dove una metrica si può misurare, si misura; il giudizio solo dove la misura non è possibile.

Studio B

Nove revisioni consecutive di teoria sull'attenzione ibrida per concludere che il modello non poteva riusare la cache: limite architetturale, non patchabile, documentato con tanto di issue upstream.

Poi tre richieste byte-identiche, dieci righe di script: 2,072 s → 0,054 s → 0,047 s. Cachava eccome. L'invalidazione era legittima — il prefisso cambiava davvero, per via del nonce del client.

Un test controllato da tre secondi valeva più di nove revisioni di teoria.

La convergenza numero due

Entrambi hanno costruito una conclusione plausibile su un'evidenza insufficiente, e in entrambi i casi è stata una misura banale a demolirla — non un'analisi più sofisticata. Un campione più grande da una parte, un test a prefisso controllato dall'altra.

È il motivo per cui questi due studi meritano di stare nella stessa pagina anche senza una metrica in comune: condividono l'unica cosa che li rende utilizzabili, cioè la disponibilità a smentirsi con un esperimento invece di difendersi con un argomento.

In sostanza

  • I due studi non si confrontano: nessuna metrica, nessun modello, nessuna infrastruttura in comune. Chi li mette in tabella sta costruendo il risultato.
  • Sulla qualità i dati buoni sono dello Studio A: i modelli open sono in parità sostanziale col frontier, salvo la classificazione rigorosa in tassonomia.
  • Sul costo e sul serving i dati buoni sono dello Studio B: il ferro ha un listino, la cache ha un prezzo, l'hardware noleggiato arriva rotto una volta su otto.
  • Entrambi concludono, da strade opposte, che il modello non è il collo di bottiglia. È l'impianto — semantico per l'uno, di serving per l'altro.
  • Sull'economia a volumi bassi, i numeri dello Studio B danno ragione allo scetticismo, non all'entusiasmo per il ferro dedicato: sotto ~200 utenze stabili il noleggio vince.
  • La sola variabile che può ribaltare il conto — il batch a costo marginale zero — non è stata misurata da nessuno dei due. È lì che va fatto il prossimo esperimento.